La Posta - La parola ai lettori
Se cerchi di lasciare i Testimoni di Geova
(Il Giornale, venerdì 2 giugno 1989)

Come assaggino, eccoti intanto questa lettera inviata al quotidiano Il Giornale, che testimonia i metodi non proprio teneri con i quali i Testimoni di Geova cercano di non farsi scappare quei pochi [:-( sigh] che hanno capito con chi hanno a che fare.

Ma non è solo questione di metodi, quando sarà pronta la documentazione e propria e potrà finalmente emergere tutta la verità su di loro, te ne potrai rendere conto di persona.

  Caro direttore,

le allego il testo di una lettera che ho fatto pervenire al comitato giudiziario della Congregazione di Siracusa Panagia e alla Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova. Leggendola comprenderà i motivi che mi hanno spinto a chiederle ospitalità affinché, se lei lo riterrà possibile, possa essere resa di pubblico dominio. E ciò affinché altri possano evitare di subire il doloreche io e tanti altri come me hanno subito, e continuano a subire.

«Cari amici, mi accingo a scrivere questa lettera con grande dolore, ma con la serena certezza che sia la cosa giusta da fare. Con essa, infatti, vi comunico la mia volontà di dissociarmi dall'organizzazione dei testimoni di Geova, fondamentalmente perché adesso ho raggiunto la piena convinzione che essa, contrariamente a quanto mi era stato insegnato e a quanto avevo creduto, non è il popolo di Dio, né i suoi insegnamenti sono basati sulla Bibbia.

«Io sono una donna anziana e per oltre trent'anni ho considerato la congragazione come la mia casa e la mia famiglia. Ho fatto di tutto perché anche i miei figli seguissero la fede che ritenevo giusta, e tre di loro sono diventati testimoni, uno persino un anziano. Non viè mai stato un momento nella mia vita in cui io abbia mai dubitato di essere "nella verità", e anche quando vedevo che le cose non andavano come avrebbero dovuto andare, confidavo che Dio avrebbe sistemato ogni cosa per amore del suo popolo. Ma, tristemente, ho dovuto convincermi che Dio non ha proprio niente a che fare con questa organizzazione: certamente non con chi in essa ha posizioni di responsabilità, dal corpo direttivo sino agli anziani delle congregazioni. Forse la maggioranza dei fratelli semplici e sprovedduti, come lo sono stata io, è in buona fede e crede in ciò che fa, ma certamente non gli altri.

«Poiché uno dei miei figli, per motivi di coscienza, ha deciso di non appartenere più alla congregazione dei testimoni di Geova, pur continuando pienamente il suo impegno cristiano, sono venuti a trovarmi gli anziani e mi hanno imposto la scelta: o lo rinnegavo e mantenevo al minimo solo gli indispensabili rapporti di parentela, oppure mi avrebbero dissociata e, dissociandomi, mi avrebbero privato dell'affetto più grande di una madre: quello delle altre due figlie che sono ancora, insieme ai solo mariti, testimoni, ed alle quali sarebbe stato pertanto interdetto ogni ulteriore contatto con me sia da parte loro che dei miei nipotini. Ho implorato gli anziani, ho spiegato loro che l'amore fra madre e figlio è un dono di Dio che nessun uomo deve sopprimere, ho anche detto loro che mio figlio è ancora profondamente impegnato con Cristo. Ma a niente sono valse le mie lacrime e le mie suppliche, né hanno contato i miei 35 anni di fedele servizio all'organizzazione o i miei capelli bianchi. "Devi rinnegare pubblicamente tuo figlio e anche qui davanti a noi", mi hanno detto, "devi dire che è un apostata, altrimenti manchi di lealtà all'organizzazione", hanno continuato più volte con l'atteggiamento inflessibile, inquisitorio, poliziesco. Solo dopo lo sconvolgente interrogatorio a porte chiuse, e con la mente più serena, mi sono chiesta se tutto ciò era quello che avevo imparato intorno a Cristo studiando la Bibbia. Non riesco a immaginare Gesù che proibisce ai suoi discepoli, pena la dissociazione, di avere intima associazione con i loro familiari. Avevo sempre pensato che i testimoni di Geova fossero i veri cristiani di cui parla la Bibbia, caratterizzati da profondo amore, dalla carità cristiana e dalle espressioni benigne. Ma è diffcile credere quante espressioni calunnionse, insultanti, colme di odio, ho dovuto udire all'interno della congragazione, sia sul conto di mio figlio che di altri testimoni che hanno deciso di lasciare l'organizzazione.

«Dov'è la dolcezza di Cristo, il suo amore? Qui ho assistito alla gara di chi riusciva a inventare le calunnie più imfamanti sul conto di persone che avevano il solo torto di non pensarla più come loro. Non mi stupirei se ciò si ripetesse anche sulla mia persona.

«Potrei continuare su molti altri aspetti dell'inquisizione morale e psicologica esercitata su di me e su molti altri fratelli e sorelle, ma desidero dirvi un'ultima cosa: forse avrei potuto sopportare tante cose, e continuare ad accettare gli errori, le bugie e le contraddizioni del corpo direttivo, se solo avessi potuto vedere l'amore all'opera, perché, come dice la Bibbia, "l'amore copre una moltitudine di peccati". Ma fra di voi non c'è amore, ed è per questo, con il rimpianto di avere sprecato la mia vita con voi, che vi lascio per seguire Cristo».

  Graziella Fiore
Siracusa

 

Pagina inserita il 7-7-97
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