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Articolo pubblicato dal
quotidiano L'Adige, cronaca di Trento, 7 novembre 2003.
«Hanno distrutto mia
figlia» La denuncia di un testimone di Geova, ex dipendente della Banca
d'Italia «È un sistema totalitario che usa metodi intimidatori e
comitati giudiziari»
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La storia: «I capi
esercitano un controllo di pensiero sugli appartenenti. Sono vere e
proprie torture con continue umiliazioni. Tutto pilotato da
Brooklyn» - «Terrorizzano le persone per indurle a studiare
la Bibbia con l'unico scopo di fare proselitismo. Ciò che conta
nell'organizzazione è
l'apparenza. |
Di PIERANGELO GIOVANETTI
È testimone di Geova da quasi quindici anni. Anche la
ex moglie è diventata testimone di Geova e pure la figlia. Poi la figlia è
stata «disassociata», cioè espulsa perché un paio di volte aveva bevuto un
po' più del dovuto. Lui è invece rimasto, anche se ha maturato un'idea
precisa della setta religiosa: «È un sistema totalitario, che usa metodi
intimidatori per il controllo del pensiero, sottoponendo gli iscritti ai
temutissimi "comitati giudiziari". Tutto è pilotato da Brooklyn, dove ha
sede la direzione centrale e che gestisce l'organizzazione come una
prigione». A 51 anni, dipendente della Banca d'Italia in pensione, di
origini venete (Bassano del Grappa) ma a Trento dal 1975, Giovanni Calore
ha deciso di denunciare pubblicamente quanto avviene fra i Testimoni di
Geova anche in Trentino Alto Adige. «I capi, gli anziani, usano gli
strumenti dei "privilegi concessi o negati" per esercitare un autentico
controllo sul pensiero dei propri appartenenti», afferma. «Mia figlia è
stata distrutta psicologicamente e umiliata nella sua dignità, nei suoi
entusiasmi, usando come strumento sadico proprio il meccanismo dei
privilegi concessi o non concessi. È stata una tortura quella commessa
verso mia figlia Noemi». Spiega il testimone di Geova: «I capi fanno uso
della minaccia della "guerra di Dio" (Armageddon) per terrorizzare le
persone ed indurle così a studiare la Bibbia, con l'unico scopo di fare
proselitismo. Inoltre - aggiunge - incitano, con un accanimento che ha
spesso dell'isteria, ad usare il nome Geova, quasi fosse un amuleto
verbale. E invece di praticare la carità e la condivisione vengono
fermamente scoraggiate le collette anche allo scopo di aiutare chi è nel
bisogno». Giovanni Calore porta il suo caso personale. «Quando mia ex
moglie, della quale ora mi ritengo scritturalmente libero, ha preso la
decisione unilaterale di sciogliere la nostra famiglia nonostante i miei
numerosi e reiterati tentativi di evitare la separazione legale,
soprattutto per il bene dei nostri figli, ho dovuto constatare come
all'organizzazione interessi soltanto tutelare a tutti i costi la propria
immagine. Poco o assolutamente nulla, invece, è stato fatto per tutelare i
singoli nelle loro drammatiche e purtroppo frequenti vicissitudini
familiari». «Molti sono stati e molto sono i fratelli Testimoni di Geova -
continua Giovanni Calore - che piangono per l'indifferenza e l'autentica
mancanza di vero amore da parte proprio di chi dovrebbe essere esemplare
in questo. E mi riferisco ai rappresentanti dell'organizzazione, agli
anziani, che parlano tanto di amore e poi si chiudono fra i confini del
proprio comodo orticello. Dicono "Geova provvederà", pensando così di
salvare la propria coscienza dall'indifferenza nonché dalla freddezza
dimostrata, ma lasciando così una scia di persone che soffrono anche per
anni per tale mancanza di interesse, e per l'autentica ipocrisia dei
rappresentanti dell'organizzazione». «In tanti anni di attività
all'interno dell'organizzazione dei Testimoni di Geova - spiega Giovanni
Calore - ho potuto verificare molte cose che nulla hanno a che fare con le
Sacre Scritture, se non andarvi proprio contro. La dirigenza dei testimoni
di Geova, come nei sistemi totalitari, elimina brutalmente ognuno che osa
dissentire o che sbaglia strada. Sarebbe come se un padre, allo scopo di
tutelare il "buon nome" (si fa per dire) della famiglia, uccidesse i
propri figli che dissentono dalla sua posizione». Calore continua: «Sulla
base di fatti incontrovertibili e verificati da anni, posso dire che
l'organizzazione dei Testimoni di Geova e i suoi rappresentanti, chiamati
"sorveglianti", eliminano senza pietà i propri "fratelli", costringendoli
ad un isolamento sociale e psicologico terribile, che non di rado sfocia
in autentiche crisi interiori con conseguenze gravissime sia appunto sul
piano fisico, che sulla psiche, nonché sulla spiritualità stessa di chi ne
è vittima. In realtà numerose sono le Scritture che dimostrano come i
cosiddetti "comitati giudiziari" dei testimoni di Geova non sono
ammissibili per chi fa parte del cristianesimo». Non è frequente che un
testimone di Geova parli pubblicamente e denunci l'organizzazione. Calore
spiega: «Lo stile dei Testimoni è quello di terrorizzare velatamente le
persone per convertire a tutti i costi, mediante autentico "terrorismo"
psicologico, quanti erano vittime di tali "sapienti e velate" minacce. Il
cristianesimo invece non ha nulla a che fare con la tirannide. I Testimoni
si sentono invece abbandonati e ignorati dall'organizzazione quando ne
hanno bisogno. A meno che non vi sia in gioco l'immagine della stessa, nel
qual caso si nota invece un'efficiente ed efficace attività volta come
sempre a celare e spesso ad estirpare con ogni mezzo tutto ciò che
potrebbe nuocere a tale artefatta immagine». Ed aggiunge: «Come può
definirsi cristiana un'organizzazione che da decenni cerca di stabilire
date riferite alla "fine dei tempi" (tra l'altro continuamente aggiornate
in quanto si sono verificate inattendibili) quando Gesù stesso non poteva
farlo (vedi Marco, 13,32), a meno che non ci si ponga al posto di Dio».
Per Calore «è inammissibile che un'organizzazione che si vuole definire
cristiana predichi tanto l'onestà quando invece molti degli aderenti
praticano il lavoro nero dicendo a chi fosse turbato per tale fatto, che
su questo l'organizzazione non può intervenire perché sono "fatti
personali"». E conclude Giovanni Calore: «Quello che voglio dire a tanti
fratelli è che anche le persone che non sono Testimoni di Geova hanno
caratteristiche eccellenti. Non sono persone appestate, aride
spiritualmente, come dicono gli anziani. Anzi, c'è grande libertà di
spirito e di pensiero, e la possibilità di fare un autentico percorso
spirituale».
Le scritture «Numerose sono le scritture che dimostrano come i cosiddetti
"comitati giudiziari" dei testimoni di Geova non siano ammissibili per chi
fa parte del vero cristianesimo», spiega Giovanni Calore, che comunque è
ancora testimone di Geova. «Si confrontino le scritture di: 1Corinti 4:5,
1Corinti 6:5; Luca 6:37-38; Giacomo 4:11-12; Giovanni 12:47; Matteo 7:1;
Giovanni 8:15; Giovanni 3:17; Luca 12:14; Romani 14:10; Romani 14:13;
Romani 2:1», dice. «I capi però non sopportano critiche. Non c'è libertà
di discussione all'interno dei Testimoni di Geova e probabilmente queste
mie affermazioni mi procureranno conseguenze. Ma andavano dette».
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figlia»
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